Per una nuova alleanza anti-Gender tra scuola e famiglia

STOP GENDER NELLE SCUOLE

 

Per una nuova alleanza anti-Gender tra scuola e famiglia

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Per una nuova alleanza anti-Gender tra scuola e famiglia

FIRMA SUBITO PER CHIEDERE AL MINISTRO FEDELI UN INCONTRO URGENTE CON I PROMOTORI DELLA PETIZIONE IN CUI DISCUTERE UNA NUOVA ALLEANZA EDUCATIVA TRA FAMIGLIA E SCUOLA CONTRO LA COLONIZZAZIONE IDEOLOGICA DEL GENDER


Egregio Ministro Fedeli,


Le scriviamo a nome delle centinaia di migliaia di famiglie che in questi ultimi anni hanno più volte dato voce al dissenso del popolo italiano verso l’introduzione nelle scuole dei  loro figli e nipoti di iniziative di educazione affettiva e sessuale fondate  su un’accezione  antiscientifica e ideologica  del concetto di “identità di genere”, inteso come aspetto della persona svincolato dal dato biologico maschile o femminile; iniziative spesso appaltate dalle scuole a realtà  dell’associazionismo LGBT e del femminismo radicale.

Il 20 giugno 2015 e poi il 30 gennaio 2016, questo popolo di genitori ha posto all’attenzione nazionale una tematica cruciale: il diritto di priorità educativa della famiglia rispetto alla scuola sui temi educativi sensibili e divisivi che per loro  natura si collegano alle scelte culturali, morali e religiose dei genitori;diritto riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e dalla Convenzione Europea dei Diritti Umani.

Poiché la diffusione di attività di questo tipo continua indisturbata nelle scuole di ogni ordine e grado su tutto il territorio nazionale, come continuamente documentato da molte associazioni,  tra cui le nostre, siamo a ribadire il  nostro totale disappunto per la mancanza di un reale chiarimento e contrasto di tale fenomeno da parte del MIUR, che si traduce nei fatti in una clamorosa violazione - se non in vera e propria rottura - del patto di corresponsabilità educativa su cui si dovrebbe fondare l’alleanza Famiglia-Scuola in un paese democratico.

Abbiamo consegnato più volte e a diverse Istituzioni - tra cui lo stesso MIUR- un dossier che certifica in modo circostanziato l’immissione nelle scuole di pratiche educative le quali, dietro l’etichetta della condivisibilissima lotta alle discriminazioni, propongono  applicazioni della cosiddetta  ottica "di genere" che non vanno nella direzione di promuovere correttamente pari diritti e opportunità tra uomini e donne, ma propongono a bambini e adolescenti interpretazioni dell’identità sessuale come scelta fluida rimessa alla totale disponibilità del singolo, che potrebbe “farla e disfarla” a proprio piacimento. 

Ribadiamo che le nostre famiglie sono certamente favorevoli a riconoscere un ruolo fondamentale alla scuola nella promozione dell’uguaglianza morale e sociale tra uomini e donne. Come non esserlo, trattandosi di promuovere il rispetto tra i nostri stessi figli e figlie? Come essere contrari ad attività volte alla costruzione di relazioni sane e rispettose delle attitudini e delle aspirazioni personali di ciascuno?

D’altro canto, come associazioni che rappresentano genitori e anche molti docenti, affermiamo che la scuola, se certamente può favorire la formazione alla parità tra i sessi, non può agire sull’identità delle persone, contraddicendo l’intervento educativo familiare ed esperienziale.

Per evitare appropriazioni ideologiche di qualsiasi segno, è necessario che il Ministero produca un chiarimento definitivo sulla natura delle attività volte al contrasto delle discriminazioni fondate sull’identità di genere, che deve essere intesa come identità sessuale maschile o femminile, con netto rifiuto delle teorie di genere più radicali che prospettano un ventaglio “queer” di infinite e indefinite identità personalizzabili a proprio piacimento.

Anche Il concetto di “parità tra i sessi” deve essere chiaramente definito come parità di dignità, diritti e opportunità socio-econimiche, e non essere strumentale all’introduzione dell’indifferentismo sessuale, né fare da apripista alla indebita decostruzione degli archetipi fondanti la vita familiare, come la differenza tra il padre e la madre, la cui demolizione non ha nulla a che vedere con la doverosa prevenzione delle discriminazioni.

È solo in accordo a tali interpretazioni che potrà risultare accettabile l’attuazione dell’Art.1 comma 16 della L.107/2015 (c.d. “Buona Scuola”), che introduce nel PTOF delle scuole iniziative riguardanti tali controverse tematiche. Ed è solo in accordo a tali accezioni che potremo accettare le Linee Guida più volte annunciate dal MIUR per gli ambiti di applicazione dello stesso comma.

D’altro canto, la stessa Convenzione di Istanbul, richiamata dalle norme italiane (art. 5, c.2 D.L. n.93/2013, convertito con modificazioni dalla L. n.119/2015), è stata recepita dal nostro Paese in sede di ratifica come intrinsecamente problematica proprio in relazione alle possibili accezioni di genere, concettualmente ampie e ambigue.

In una nota verbale veniva addirittura riservato il diritto di applicare tale Convenzione nel rispetto dell'impianto Costituzionale Italiano.

Con la presente, Le chiediamo un appuntamento urgente per discutere un documento ufficiale che riappacifichi il MIUR con le famiglie su questi temi così rilevanti.

Chiediamo una specifica “Convenzione per una Nuova Alleanza Educativa” che fissi i seguenti principi:

- dettagliata informazione a inizio anno e in itinere su tutte le proposte scolastiche inserite nel PTOF- anche in fase di modifica - riguardanti l’educazione affettivo-sessuale e i temi trattati in applicazione dell’art. 1 comma 16 della L.107/2015;

- formalizzazione della prassi della richiesta del consenso informato ai genitori da parte delle scuole e della possibilità di esonero da tali attività per gli alunni i cui genitori avranno espresso dissenso;

- predisposizione di attività alternativa qualora la scuola collochi tali iniziative in orario normale di lezione  per  garantire il diritto allo studio di ogni discente. 

Le principali Dichiarazioni Internazionali di Diritti affermano il primato educativo della famiglia rispetto ai sistemi d’istruzione pubblica, a presidio di elementari valori democratici  e contro il rischio di odiose forme di indottrinamento politico-ideologico non di rado manifestatesi nel corso della Storia.

D’altro canto, l’alleanza educativa tra Scuola e Famiglia è garanzia non solo del successo formativo degli studenti, ma anche dell’ efficacia della democrazia stessa  e  del suo continuo miglioramento, in vista della più perfetta convivenza civile tra donne e uomini di ogni appartenenza culturale, etnica, religiosa e politica.

Pertanto, auspichiamo che il Ministero accolga la richiesta di un documento condiviso con le famiglie, che dia nuovo slancio a questa alleanza, e rimetta sui giusti binari della reciproca fiducia il lavoro che Famiglia e Scuola devono condurre insieme, per il bene di ogni alunno e della società intera.


In attesa di un pronto riscontro,

porgiamo distinti saluti


Giusy D'Amico

Non Si Tocca La Famiglia

Jacopo Coghe

Generazione Famiglia - La Manif Italia

Chiara Iannarelli

Comitato Articolo 26

Toni Brandi

ProVita Onlus

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Destinatario: Ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli

Egregio Ministro Fedeli,

Le chiedo di ricevere i responsabili delle associazioni promotrici della petizione per una nuova alleanza educativa tra Famiglia e Scuola come segno concreto dell'impegno del Ministero contro il dilagare di progetti e attività Gender nelle scuole italiane di ogni ordine e grado.

Le famiglie italiane stanno perdendo sempre più la loro fiducia nell'istituzione scolastica a causa di questa vera e propria "colonizzazione ideologica". È giunto il momento di ripristinare il patto educativo tra Famiglia e Scuola su principi saldi e trasparenti, in primis il diritto di priorità educativa dei genitori rispetto ai temi così sensibili come la sessualità e l'affettività.

Sincerely,
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