EQUITA' FISCALE PER LE FAMIGLIE

Destinatario: AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

 

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EQUITA' FISCALE PER LE FAMIGLIE

Affinché sia raggiunta una vera equità fiscale, stante l'attuale penalizzazione tributaria dei nuclei familiari, dei coniugi non legalmente separati, delle famiglie con prole a carico e monoreddito, di tale entità da dover parlare di povertà non riconosciuta.

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Destinatario: AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

 

AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

AL PRESIDENTE DEL SENATO

AI PRESIDENTI DEI GRUPPI PARLAMENTARI DEL SENATO

AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

AI PRESIDENTI DEI GRUPPI PARLAMENTARI DELLA CAMERA

 

Società e Famiglia, Partito nato per risollevare la società italiana, mortificata da governanti che pensano a tutto fuorché al bene comune, a partire dal valore della “famiglia”, sostegno della società, modello di imprenditorialità in tutti i campi, sede privilegiata per l’applicazione di principi inestimabili quali solidarietà e sussidiarietà, ed i sottoscritti:

RICONOSCONO:

- cosi come prevede l'art. 29 della Costituzione, la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, modello e valore centrale per la società e ne promuovono la soggettività sociale, politica e giuridica;

AFFERMANO:

- che è prioritario non rendere ulteriormente povere le famiglie, attraverso oneri fiscali iniqui che sono un vero deterrente a formarne di nuove e a generare figli;

- che non è moralmente tollerabile che vengano tassati redditi di sopravvivenza, quali sono spesso quelli considerati al lordo dei carichi familiari;

- che la nostra legislazione è volutamente punitiva per le famiglie, mentre altri paesi europei - come la Francia - esentano in misura sostanziale dall'imposta sul reddito famiglie con più figli a carico, o ne implementano il reddito (indipendentemente dal suo ammontare) per ogni figlio nato e fino al compimento della sua maggiore età;

- che parlare di mancanza di risorse è argomento di nessuna credibilità in un sistema tributario farcito di esenzioni, detrazioni e deduzioni che non sono giustificate da un valore costituzionale primario, come quello della famiglia (art. 31 della Costituzione), e che sono state introdotte spesso solo per soddisfare gli appetiti delle varie clientele parlamentari;

RICORDANO:

- che questa esigenza di equità e razionalità è patrimonio comune acquisito nella nostra Costituzione; infatti l'art. 53 della Carta stabilisce che tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva, e negli stessi lavori della costituente (seduta del 23 maggio 1947) veniva esplicitamente detto che: <<Non si può negare che il cittadino, prima di essere chiamato a corrispondere una quota parte della sua ricchezza allo Stato, per la soddisfazione dei bisogni pubblici, deve soddisfare i bisogni elementari di vita suoi propri e di coloro ai quali, per obbligo morale e giuridico, deve provvedere... Da ciò discende pure che debbono essere tenuti in opportuna considerazione i carichi di famiglia del contribuente. Sono, questi, aspetti caratteristici di quella capacità contributiva, che la formulazione concordata dell'articolo aggiuntivo pone a base dalla imposizione>>;

- che già nel 1976 la Corte Costituzionale ricordava (sentenza 179) che: <<con l'imposta complementare si tende a colpire il reddito non in sé, all'atto e per il fatto del suo prodursi, sibbene in quanto riveli una data capacità contributiva, e cioè una attitudine concreta a concorrere alle spese pubbliche>>;

- che la successiva sentenza del 1995 della stessa Corte era un vero atto di accusa nei confronti del Legislatore già allora inerte per 20 anni in questa materia e denunciava sperequazioni relative alla tassazione della famiglia monoreddito, invitando il legislatore ad attuare un sistema tributario "che agevoli la formazione e lo sviluppo della famiglia";

- che già (sentenza n. 76 del 1983)  la Corte aveva evidenziato dubbi di costituzionalità di quelle norme che prescrivono l'imputabilità del reddito interamente al soggetto che lo produce senza separazione della parte di esso destinata ad altri membri della famiglia o senza deduzione di tutti gli oneri sopportati nell'interesse di questa;

- che la raccomandazione rivolta al legislatore nella precedente pronuncia n. 179 del 1976 non era stata considerata dalla legge n. 144 del 1977, adducendosi che "l'intrinseca complessità di tali sistemi postula valutazioni e scelte non sempre facili, nonché una modulistica assai differenziata" (?!); 

- che anche la sentenza del 1983 aveva rinnovato l'invito al legislatore ad  "apprestare rimedio alle sperequazioni che da tale sistema, rigidamente applicato, potrebbero derivare in danno della famiglia nella quale uno solo dei coniugi possegga reddito tassabile, rispetto a quella in cui ambedue i coniugi posseggono reddito, pari nel complessivo ammontare a quello della famiglia monoreddito;

- che questo secondo invito della giurisprudenza costituzionale aveva indotto il legislatore (art. 19 della legge 29 dicembre 1990, n. 408) a delegare il Governo ad "adottare la revisione del trattamento tributario dei redditi della famiglia" secondo la "commisurazione dell'imposta alla capacità contributiva del nucleo familiare tenendo conto del numero delle persone che lo compongono e dei redditi da esse posseduti";

- che la successiva legge 30 dicembre 1991, n. 413, confermava la delega ma dopo la vana attesa di questi anni, a quasi venti anni dalla citata prima sentenza di denuncia della Corte (1995) e a trentasette dal primo pronunciamento sulla grave questione (1976), i problemi della famiglia in Italia sono stati solo dibattuti e mai affrontati e risolti;

DENUNCIANO:

- L’assurda, iniqua, irresponsabile latitanza della classe politica e l’estrema urgenza di intervento per sanare un enorme ingiustizia, un’assurda carenza sociale, un’impostazione fiscale incomprensibilmente autolesionista dal punto di vista demografico, economico e fiscale stesso;

INVITANO:

- I legislatori italiani a porre rimedio così come già da molto tempo hanno fatto quelli tedeschi dando seguito a quanto affermato dalla Corte Costituzionale tedesca: “Lo Stato che riconosce la dignità dell'uomo come massimo valore giuridico... e tutela il matrimonio e la famiglia non può porre sullo stesso piano i figli e la soddisfazione di altre esigenze private”. Al legislatore fiscale, di conseguenza, è precluso “attingere ai mezzi economici indispensabili al mantenimento dei figli nello stesso modo con cui attinge ai mezzi utilizzati per la soddisfazione di esigenze voluttuarie”. Il legislatore fiscale, in altri termini: “deve rispettare la decisione dei genitori a favore dell'avere dei figli e non può obiettare loro l'evitabilità dei figli (Vertneidbarkeit von Kindern) allo stesso modo con cui obietterebbe l'evitabilità di altri costi per la conduzione della vita”;

FANNO APPELLO:

- Affinché sia raggiunta una vera equità fiscale, stante l'attuale penalizzazione tributaria dei nuclei familiari, dei coniugi non legalmente separati, delle famiglie con prole a carico e monoreddito, di tale entità da dover parlare di povertà non riconosciuta; 

DICHIARANO:

- Di volersi attivarsi in tutte le sedi competenti e di voler esperire tutte le iniziative atte al perseguimento di questo improcrastinabile ed irrinunciabile obiettivo.

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