Dignità per le vittime della strage di via Fani

Destinatario: presidente del Consiglio Matteo Renzi e Sindaco di Roma Ignazio Marino

 

Dignità per le vittime della strage di via Fani

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Dignità per le vittime della strage di via Fani

Alle ore 09:00 circa in via Mario Fani, quartiere Trionfale, l'auto dell'onorevole Aldo Moro e quella della scorta furono bloccate all'incrocio con via Stresa da un gruppo di terroristi che aprirono immediatamente il fuoco, uccisero in pochi secondi i cinque uomini della scorta e sequestrarono Moro. In via Fani rimasero la Fiat 130 dell'onorevole Moro con i cadaveri dell'autista, appuntato dei carabinieri Domenico Ricci, 42 anni e del responsabile della sicurezza, maresciallo dei carabinieri Oreste Leonardi, 52 anni, e l'Alfa Romeo Alfetta degli agenti di scorta della guardia di Pubblica sicurezza Giulio Rivera, 24 anni, e il vicebrigadiere di Pubblica sicurezza Francesco Zizzi, 30 anni, gravemente ferito ma ancora in vita; riverso supino sul piano stradale, vicino all'auto, rimase anche il corpo della guardia di Pubblica sicurezza Raffaele Iozzino, 23 anni.

Alle ore 10:00  vennero rinvenute dalla Polizia scientifica sulla Fiat 130 un borsello con dentro una pistola sotto il sedile dove era seduto il maresciallo Leonardi e un'altra pistola carica nello spazio compreso tra i due sedili anteriori; anche sull'Alfetta venne trovata una pistola con il caricatore pieno e colpo in canna nella stessa posizione; nell'auto della scorta venne rilevato come la radioricetrasmittente fosse accesa con il ricevitore adagiato sul pianale del autoveicolo; tra i piedi dell'agente Rivera fu trovato un piccolo pacchetto contenente una bottiglia piena di caffè. Gli agenti della Polizia scentifica descrissero inoltre lo stato delle auto con i segni dei proiettili sulle fiancate di sinistra, sui finestrini, sul lunotto e sul portabagagli dell'Alfetta. Sul piano stradale vennero repertati un cappello dell'Alitalia, un caricatore per pistola mitragliatrice contenente ventidue cartucce e due borse di cuoio. Nella Fiat 130 furono recuperate due borse dell'onorevole Moro rimaste sui sedili posteriori.

Alle ore 12:36 i sanitari del Policlinico Gemelli comunicarono ufficialmente che anche il vicebrigadiere Francesco Zizzi, ricoverato in condizioni disperate dopo l'agguato, era morto per collasso cardiocircolatorio da  shock  emorragico a seguito di triplice ferita da arma da fuoco al torace.
Oggi cosa rimane di quella tragica mattina? Solo una lapide che ricorda i 5 angeli custodi di Aldo Moro trucidati selvaggiamente. "In questo luogo cinque uomini, fedeli allo Stato e alla democrazia, sono stati uccisi con fredda ferocia mentre adempivano al loro dovere". Non si parla di Aldo Moro, come se quegli uomini non fossero morti per il presidente della Dc. Non si dice  nulla sui terroristi le Brigate rosse o altri mandanti, come se non fossero, loro, gli assassini. Non c'è scritto nulla. Come se non potesse essere ancora scritto. Come se fosse ancora troppo azzardato scolpirlo nella pietra. Come se ancora non se ne potesse fare "storia". Ma quello che più mi affligge è che quella lapide è posta al livello terra, alla merce di qualsiasi animale domestico e non, che all'occorrenza trovino il giusto luogo per dare sollievo alla propria vescica o più semplicemente per segnare il territorio, per queste ragioni un primo segnale di dignità per quei 5 Angeli Custodi del presidente della Dc sarebbe:

    1)    Permettere all'attuale commissione d'inchiesta sul caso Moro e a chi ne voglia fare richiesta, di poter accedere a tutti i documenti segretati e riconducibili direttamente o indirettamente alle Brigate Rosse e al Caso Moro dal 1976 ad oggi.

    2)    Innalzare di almeno 50cm, la lapide posta in via Mario Fani a Roma  perché non sia alla merce di qualsiasi animale domestico e non, che all'occorrenza trovino il giusto luogo per dare sollievo ai propri bisogni o più semplicemente per segnarne il territorio.


Se volete vedere l'intero spettacolo e approfondire meglio le tematiche sul caso Moro, vi aspetto dal 18 al 22 marzo a Roma

 
 
 
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Dignità per le vittime della strage di via Fani

Destinatario: PRESIDENTE DEL CONSIGLIO MATTEO RENZI E AL SINDACO DI ROMA IGNAZIO MARINO

Egr. Presidente Matteo Renzi
chiedo il suo personale impegno perché tutti i documenti segretati e riconducibili direttamente o indirettamente al caso Moro siano desecretati e messi a disposizione della commisione bicamerale sul sequestro Moro e di tutti i cittadini che ne facciano richiesta.

Egr. Sindaco Ignazio Marino
chiedo il suo personale impegno affinché che la lapide posta in Via Fani a Roma in memoria delle vittime della scorta dell'on. Aldo Moro venga alzata dal piano stradale di almeno 50 cm al fine di non lasciarla alla mercé di animali che frequentemente la utilizzano per fare i loro bisogni o più semplicemente per segnare il territorio.

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