In difesa del cardinale Fernando Sebastiàn Aguilar

Destinatario: All'Arcivescovado di Pamplona e Tudela

 

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In difesa del cardinale Fernando Sebastiàn Aguilar

Il 12 gennaio 2014 Papa Francesco annunciava la nomina di 19 nuovi cardinali. Tra costoro compare il nome di Fernando Sebastiàn Aguilar, arcivescovo emerito di Pamplona e Vescovo emerito di Tudela. Si tratta di un teologo spagnolo, stimatissimo da Francesco, che di lui si definisce allievo e del quale afferma di conoscere tutte le opere.

Pochi giorni dopo questo annuncio, a Malaga veniva aperta un’inchiesta giudiziaria a suo carico. L’accusa? Omofobia, che la legislazione spagnola punisce con il carcere. A seguito di un’intervista del neo cardinale a “Diario Sur” del 20 gennaio, è infatti scattata la denuncia avanzata da alcune associazioni omosessuali spagnole, incoraggiate anche da un voto del Consiglio comunale di Malaga. Aguilar, a proposito di ciò che Papa Francesco aveva dichiarato sugli omosessuali nel famoso: “Chi sono io per giudicare?”, dichiarava la continuità della posizione pontificia con “il magistero tradizionale della Chiesa”, perché “una cosa è manifestare accoglienza e affetto a una persona omosessuale e altra giustificare moralmente l’esercizio dell’omosessualità. A una persona posso dire che ha una deficienza che è quella che è, però questo non giustifica che smetta di stimarla e aiutarla”.

E’ qui, su questo termine - “deficienza” - che hanno dato subito battaglia le organizzazioni gay, perché la legge spagnola punisce come manifestazione omofoba l’affermazione dell’omosessualità come malattia. Ma, a parte il fatto che nell’intervista tale equiparazione non c’è, Aguilar puntualizza che “molti protestano e non lo tollerano, ma con tutto rispetto dico che l’omosessualità è una maniera deficitaria di manifestare la sessualità, perché questa ha una struttura e un fine che è quello della procreazione. [...] Segnalare a un omosessuale una deficienza non è un’offesa, è un aiuto perché molti casi di omosessualità si possono recuperare e normalizzare con un trattamento adeguato. Non è offesa, è stima. Quando una persona ha un difetto, un buon amico glielo dice.” Per queste parole, quest’uomo rischia, se condannato, il carcere.

Ora, la posizione di Aguilar non si discosta in nulla, seppur nella ruvidezza dell’espressione, da quanto la Chiesa ha sempre insegnato, e ciò che “Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati” (Catechismo della Chiesa cattolica, 2357).

Quando Aguilar parla dell’omosessualità come di una “maniera deficitaria di manifestare la sessualità”, intende dire che questa si presenta come un’espressione della sessualità umana immatura, prigioniera di un’affettività fine a sé stessa perché non aperta alla vita, incapace di aprirsi ad una relazione integrale con l’altro come universo complementare al proprio, un’affettività spesso chiusa in pulsioni narcisistiche, a volte anche autodistruttive.

Ma, come ricorda Aguilar, ciò non significa che verso le persone omosessuali ci debba essere disprezzo e rifiuto. Al contrario, si deve avere per loro “rispetto, compassione, delicatezza” e condannare “ogni marchio di ingiusta discriminazione”. Ciò non può tuttavia impedire alla coscienza e alla retta ragione di giudicare l’omosessualità un’“inclinazione, oggettivamente disordinata”, nella distinzione, che è bene sempre ricordare, tra peccato e peccatore: da condannare ed odiare il primo, da perdonare ed amare il secondo.

L’intento di questa petizione è quello di manifestare la più ampia solidarietà possibile nei confronti del cardinale Aguilar, vittima dell’ideologia gender e del politically correct, per affermare l’insopprimibile diritto alla libertà d’espressione e alla libertà religiosa, pilastri di ogni vera civiltà umana, oggi così pericolosamente minacciate da quella che Benedetto XVI chiamava la “dittatura del relativismo” e che lo stesso Papa Francesco, da arcivescovo di Buenos Aires, ha più volte contrastato.

Quello che potrebbe accadere a lui, d’altronde, può non essere così diverso da ciò che accadrà in Italia qualora la legge Scalfarotto venisse approvata dal Senato.

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